- Guarda il video di “L’arte è morta”
http://www.youtube.com/watch?v=FLTn3eUJ42o
intervista a cura di Walter De Berardinis
1 – Il gesto di Giulianova, sul piano penale o comq civile (polizia urbana o Carabinieri), ti ha creato problemi?
Ho ricevuto moltissime visite a casa, dopo la notizia sui quotidiani locali; ma fortunatamente erano parenti e amici che volevano sincerarsi sul buono stato della mia salute mentale.
2 – Come ti sei organizzato per far entrare le opere dentro un luogo chiuso al pubblico dalle 17:00 alle 07: del giorno dopo? sei stato aiutato?
Con il mio “furgone”, che è riuscito a contenere circa 20 tele di grandi dimensioni, con la fiducia di mia moglie, che è riuscita a contenere ogni dubbio e perplessità sul tipo di operazione, con la preziosa collaborazione di un amico fotografo, che, contro ogni previsione, è arrivato puntuale all’appuntamento, e la presenza del mio critico d’arte, uomo dalle eccellenti doti atletiche, che mi segue da anni.
3 – La tua operazione, se non commerciale, non ti sembra una cosa troppo scontata, in precedenza già ci sono stati casi del genere in Italia e all’estero?
Le mie creazioni, con la loro storia, la loro carne, olio e stomaco su tela, quelli si che sono scontati (commercialmente parlando)!
Per quanto riguarda l’operazione, non mi interessano altri eventuali casi.
4 – Tu denunci che l’arte è morta, ma dal dopogierra ad oggi non ti sembra che l’arte sia sempre più in declino, soprattutto dopo gli anni ‘60/’70?
L’arte è morta perchè siamo circondati da fantocci iperrealistici intenti ad inscenare rappresentazioni di una realtà falsata e demagogica. L’arte è morta, suo malgrado, ed io la onoro in un luogo poetico, in un aldilà, oltre il cancello, che risponde all’esigenza di rinserrare il rapporto con l’arte defunta, in reazione al distacco imposto dalla morte, dall’assenza.
L’assenza dell’oggetto d’amore, l’arte, si trasforma in presenza simbolica in un luogo sacro.
Diventa una presenza “altra”, una rivelazione.
5 – Pensi che questi tipi di gesti scuotino le menti o peggio la gente guarda avanti?
Ho voluto scuotere, prima di tutti, me stesso, assuefatto da troppa finzione, artifici e palliativi mediatici.
Come in una catarsi, alla conquista del piacere dell’esibizione, finalmente liberata, in un luogo dove impera la fine del tempo.


