Archivio di dicembre 2009

RASSEGNA STAMPA

martedì, 29 dicembre 2009
    Guarda il video di “L’arte è morta”

http://www.youtube.com/watch?v=FLTn3eUJ42o

 

 
 

intervista a cura di Walter De Berardinis

1 – Il gesto di Giulianova, sul piano penale o comq civile (polizia urbana o Carabinieri), ti ha creato problemi?

Ho ricevuto moltissime visite a casa, dopo la notizia sui quotidiani locali; ma fortunatamente erano parenti e amici che volevano sincerarsi sul buono stato della mia salute mentale.

2 – Come ti sei organizzato per far entrare le opere dentro un luogo chiuso al pubblico dalle 17:00 alle 07: del giorno dopo? sei stato aiutato?

Con il mio “furgone”, che è riuscito a contenere circa 20 tele di grandi dimensioni, con la fiducia di mia moglie, che è riuscita a contenere ogni dubbio e perplessità sul tipo di operazione, con la preziosa collaborazione di un amico fotografo, che, contro ogni previsione, è arrivato puntuale all’appuntamento, e la presenza del mio critico d’arte, uomo dalle eccellenti doti atletiche, che mi segue da anni.

 3 – La tua operazione, se non commerciale, non ti sembra una cosa troppo scontata, in precedenza già ci sono stati casi del genere in Italia e all’estero?

Le mie creazioni, con la loro storia, la loro carne, olio e stomaco su tela, quelli si che sono scontati (commercialmente parlando)!

Per quanto riguarda l’operazione, non mi interessano altri eventuali casi.

 4 – Tu denunci che l’arte è morta, ma dal dopogierra ad oggi non ti sembra che l’arte sia sempre più in declino, soprattutto dopo gli anni ‘60/’70?

L’arte è morta perchè siamo circondati da fantocci iperrealistici intenti ad inscenare rappresentazioni di una realtà falsata e demagogica. L’arte è morta, suo malgrado, ed io la onoro in un luogo poetico, in un aldilà, oltre il cancello, che risponde all’esigenza di rinserrare il rapporto con l’arte defunta, in reazione al distacco imposto dalla morte, dall’assenza.

L’assenza dell’oggetto d’amore, l’arte, si trasforma in presenza simbolica in un luogo sacro.

Diventa una presenza “altra”, una rivelazione.

 5 – Pensi che questi tipi di gesti scuotino le menti o peggio la gente guarda avanti?

Ho voluto scuotere, prima di tutti, me stesso, assuefatto da troppa finzione, artifici e palliativi mediatici.

Come in una catarsi, alla conquista del piacere dell’esibizione, finalmente liberata, in un luogo dove impera la  fine del tempo.

               

MOSTRA PERSONALE

sabato, 26 dicembre 2009

01

 

da venerdì 24 dicembre h 23, 00

a sabato 25 dicembre, h 12, 00

Cimitero Comunale di Giulianova (TE)

Ingresso libero

 

L’ARTE È MORTA.

È per questo motivo che l’artista Francescomaria Di Bonaventura espone in questo luogo. È morta anche la cultura, parola che deriva dal latino “colere”, cioè “coltivare”, e che quindi non può che finire sotto terra. I luoghi istituzionali dell’arte, i musei, sono le prime autorità a darne il triste annuncio.
Nel nostro Paese i musei non lavorano per la costruzione del sistema contemporaneo, non sostengono affatto i giovani artisti e il loro lavoro ma, a differenza di quelli americani, difendono il nostro passato. I giovani artisti hanno idee, forza ed entusiasmo, ma manca la voglia di rischiare, il coraggio di sperimentare ed allora sono annullati, assenti, invisibili.
In un Paese che ha segnato la storia dell’arte e ha costruito la sua stessa identità attraverso le grandi opere e il mecenatismo, oggi viene totalmente a mancare un reale sostegno all’Arte Contemporanea.
Non se ne parla abbastanza, non viene sostenuta; siamo fermi all’arte povera e alla transavanguardia. Niente da dire ovviamente, ma il contemporaneo è ben altro: è il lavoro di giovani artisti che si scontrano con un sistema assente che non li riconosce e non li sostiene.
È assurdo che nessuno pensi a fare un po’ di sano protezionismo, a sostenere e creare un mercato dell’Arte Italiana Contemporanea su scala nazionale ed internazionale.
Sul fronte mercato, ci sono alcune gallerie che credono nei giovani, ma sono sole contro il gigante Golia. Vogliamo una nuova riforma del sistema dell’Arte Contemporanea, più fiducia nei giovani artisti, niente IVA sulle opere d’arte e detrazione fiscale immediata, così le grandi aziende possono trovare stimolo ed interesse all’investimento culturale.
Da oggi l’arte di Francescomaria Di Bonaventura diventa “reazione” (non di tipo ideologico, ma artistico) in una cosciente interazione tra la vita dell’artista e il suo atto creativo.
 
 
 
 
 
 

 

 

 

fotografia a cura di: Giuseppe Di Pancrazio